Un pesce rosso in un laghetto sembra un gesto gentile: gli si regala «più spazio», una vita in libertà. In realtà è una delle azioni più dannose che si possano compiere per un ambiente d'acqua dolce — e in Trentino ne abbiamo un esempio drammatico proprio dietro casa: il Lago di Loppio.
Cosa è successo al Lago di Loppio
Il Lago di Loppio, nel comune di Mori (Vallagarina), è una Riserva Naturale Provinciale e una delle poche zone umide del Trentino in cui convivono due specie di tritone, il Tritone alpestre (Ichthyosaura alpestris) e il Tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris). È un luogo prezioso e fragile.
Da alcuni anni il lago è invaso da centinaia, poi migliaia di pesci rossi. Non ci sono arrivati da soli: qualcuno li ha liberati. Nel 2022, durante un periodo di forte siccità, si è verificata una moria di massa: i pesci sono morti soffocati per mancanza di ossigeno nell'acqua bassa. Nonostante quel finale «tragico e scontato», a distanza di due anni i pesci rossi sono tornati a moltiplicarsi — segno che qualcuno ha continuato a immetterli.
«Non liberate pesci, non liberate testuggini esotiche, non liberate uccelli dalle gabbiette.»
— Karol Tabarelli de Fatis, zoologo del MUSE
Perché il pesce rosso è un problema, non un dono
Il pesce rosso (Carassius auratus, o «carasso dorato») è una specie aliena, originaria dell'Asia orientale. Non fa parte dei nostri ecosistemi e, una volta immesso, li aggredisce:
- Si moltiplica a dismisura: ogni femmina depone decine di migliaia di uova. Da pochi esemplari si arriva in fretta a intere popolazioni.
- Divora la vita del lago: è onnivoro e mangia piante, invertebrati e soprattutto uova e larve di pesci e anfibi. I tritoni depongono le uova sulla vegetazione sommersa: per i pesci rossi sono un pasto facile.
- Intorbidisce l'acqua: rovistando sul fondo solleva sedimenti, riduce la luce e impoverisce le piante acquatiche di cui dipende tutto l'ecosistema.
- Può diffondere malattie e parassiti verso le specie autoctone.
E non è nemmeno una vita migliore per il pesce: in un acquario resta piccolo e vive poche settimane se tenuto male, ma in natura può superare i 40 centimetri — oppure morire soffocato, come a Loppio.
«Ma allora perché non li spostate?»
Perché non si può. Non esistono ecosistemi «adatti» dove trasferirli, e la legge vieta l'immissione in natura di specie alloctone. Liberare un animale alieno significa condannarlo — e condannare con lui le specie che vivevano lì da sempre. La rimozione, quando possibile, è lenta, costosa e non risolutiva: prevenire è l'unica vera soluzione.
🚫 Non abbandonare mai un animale domestico in natura
Vale per i pesci rossi, ma anche per tartarughe, lumache, piante d'acquario, uccelli e qualsiasi altro animale da compagnia. Liberarli non è un atto di libertà: è un abbandono, spesso vietato dalla legge, che rovina ambienti che appartengono a tutti.
✅ Cosa fare se non puoi più tenere un pesce rosso
- Non liberarlo in laghi, stagni, fiumi, fontane o pozze.
- Chiedi a un negozio di acquariofilia o a un acquario/associazione se può riaccoglierlo.
- Cerca un altro appassionato disposto ad adottarlo, o un laghetto privato e chiuso, senza scarico verso corsi d'acqua naturali.
- Nel dubbio, chiedi consiglio a un veterinario o agli enti che si occupano di fauna.
Prima di prendere un pesce rosso, ricorda che può vivere molti anni e diventare grande: è un impegno, non un soprammobile.
Un piccolo gesto per un grande ecosistema
Il Lago di Loppio ci insegna che anche un gesto «innocuo» può mettere in ginocchio un intero habitat. Proteggere gli anfibi e le zone umide del Trentino comincia da una scelta semplice: non liberare mai animali domestici in natura. Se vedi qualcuno che sta per farlo, spiega perché non deve. E se hai avvistato pesci rossi o altre specie aliene in un nostro sito, segnalalo al progetto Save the Prince.
Immagine di copertina: pesci rossi inselvatichiti in una vasca pubblica — foto di Юкатан (Wikimedia Commons), CC BY-SA 3.0.